Domenica 06 Febbraio

Famiglie


Performance

Il gigante egoista

Il gigante egoista

dal racconto di Oscar Wilde

Produzione: Compagnia Cattivi Maestri

Spettacolo consigliato dai 4 ai 10 anni di età

Regia di Antonio Tancredi

Con Francesca Giacardi e Maria Teresa Giachetta

Scene e costumi: Valentina Albino

Assistente scenografa: Francesca Smith

Sartoria a cura di Francesca Bombace

Musiche: Claudia Pisani

Foto di scena: Massimo Ferrando

Compagnia Cattivi Maestri

Semifinalista al Roma Fringe Festival 2017 con menzione per il “Premio del pubblico”

Domenica 6 febbraio 2022, ore 16.00
Teatro Eugenio Fassino, via IV novembre 19, Avigliana (TO)
Ingresso: 5 euro. Biglietti disponibili in cassa.

Prenotazione compilando il form qui sotto

Per assistere allo spettacolo gli spettatori con età superiore ai 12 anni devono essere in possesso del green pass.

“Un tempo, un tempo lontano, abitava la terra il popolo dei giganti...” 

Ma siamo proprio sicuri che i giganti non esistano più? Il nostro è un gigante speciale, egoista, che ama il suo giardino sopra ogni cosa e non sopporta che qualcuno lo possa rovinare. Ma vivere significa usare, scalfire e a volte sciupare. Il gigante si accorge che la solitudine è gelo, che i bambini sono calore e che se desideri che i tuoi fiori sboccino devi permettere che siano accarezzati e, a volte, calpestati.

Il gigante capisce tutto questo grazie all’amore dei bambini, che desiderano essere ascoltati da lui, amano giocare insieme a lui, lo cercano, si affezionano e non lo lasciano mai in pace, come fanno tutti i bambini del mondo con i loro giganti.

Due attrici/narratrici, attraverso pupazzi e oggetti, raccontano una delle storie più emozionanti di Oscar Wilde con la leggerezza di due vagabondi che il tempo porta in giro. Le musiche originali sono state composte e suonate al piano da Claudia Pisani, la scenografia di Valentina Albino crea oggetti magici e trasformisti, la regia di Antonio Tancredi mette in luce la poesia che ha reso questa favola eterna.

Lo spettacolo affronta il tema molto attuale della difficoltà a relazionarsi con gli altri e invita a riflettere sulla necessità di aprirsi all’altro in un tempo in cui proliferano invece fenomeni di isolamento ed esclusione.
 

Un tempo, un tempo lontano,

abitava la terra il popolo dei giganti.

I giganti avevano mani grandi,

piedi grandi, denti grandi,

occhi grandi.

Erano così grandi

che non si accorgevano

di quelli che giganti non erano,

troppo piccoli ai loro occhi.

Erano così grandi

che non sentivano nemmeno gli “Ahiiii!”

di quegli esseri piccoli

che vivevano accanto a loro

e che ogni tanto schiacciavano.

Non è che lo facessero apposta,

solo non riuscivano a vedere

oltre il loro grande naso.

A quel tempo viveva il gigante

della nostra storia...

 

Il gigante egoista è la storia dell’amore di un gigante per il proprio giardino, un amore assoluto ed esclusivo. Un amore dove non c’è posto per nessuno se non per il gigante stesso. Per questo, quando i bambini entrano nel giardino, lui costruisce un grosso muro. Un muro alto che non lascia passare nessuno, spesso come una corazza. Ma non c’è muro largo e alto entro il quale non poter fare una breccia.

Solo con il ritorno dei bambini e con l’incontro con uno di loro che il giardino, diventato grigio e bianco per la neve, torna a fiorire. Un giardino, per quanto bello, senza la possibilità di essere condiviso con qualcuno resta triste e freddo. A scongelare il Gigante è un bacio, il bacio di un bambino, che  ha il potere di aprire una breccia nella corazza che si è costruito il gigante, come il vento aveva fatto con il suo muro.

Centrale in questo racconto di Wilde è l’immagine del giardino come luogo del cuore. Ciò che succede al giardino, succede anche al cuore del gigante. Il gelo, la neve, la grandine diventano stati dell’anima. L’incontro con il bambino, bisognoso d’aiuto perché non riesce a salire sull’albero, dà l’occasione al gigante/adulto di uscire dalla sua corazza. Il prendersi cura del bambino aiuta il gigante a uscire dal gelo in cui si è rinchiuso. Soprattutto, scopre che il giardino è vuoto senza i bambini.

L’amore fa scoprire al gigante il vuoto del proprio egoismo. Nessuno può bastare a sé. E, una volta scoperto l’amore, non importa se anche solo per un attimo, quel sentimento riempie per sempre.

Nella fiaba di Wilde i bambini sono accomunati alla primavera, il loro affacciarsi nel giardino fa rifiorire le piante, gli alberi. Rappresentano il tempo in cui la vita si affaccia impetuosa, come le gemme sotto la corteccia. A quel primo tempo Wilde attribuisce il coraggio di osare, di sognare di oltrepassare i muri, nonostante le regole e le convenzioni che vorrebbero rispettati i divieti del Gigante. A loro e agli adulti/giganti, Wilde dedica questa fiaba.

I personaggi della nostra storia sono due nomadi che si chiamano Route e Road. Sempre in viaggio, sempre sulla strada. Entrano chiedendo permesso per poter sostare un momento, il tempo di una storia, e poi ripartono. La storia che raccontano, forse sempre la stessa, è quella di un gigante che creava muri e non faceva entrare nessuno nel suo giardino.

Una storia così, in effetti, possono raccontarla solo due nomadi, abituati ad attraversare le frontiere, a non fermarsi mai, a non considerare un pezzo di terreno proprio, ma solo uno spazio per raccontare una storia, per incontrare qualcuno e riprendere il cammino. Forse non è un caso che le fiabe delle Mille e una notte siano nate all’interno di una cultura nomade.

Route e Road portano con sé le loro storie. Per raccontarle basta un tappeto bianco, le loro valigie dove hanno costumi e oggetti. Hanno tutto, o quasi. L’unica cosa che manca è qualcuno che le ascolti. E così, arrivati e trovato un pubblico, quello diventa il posto giusto. Srotolano il tappeto/giardino, trasformano un lampione nel fusto di un albero e l’ombrello nella sua chioma. Tirano fuori dal cappello e da alcune tasche piccoli pupazzi, i bambini della storia, e iniziano a raccontare. E subito si è trasportati nel tempo e nello spazio della storia.

Una storia che viene creata da Route e Road davanti agli spettatori, con gli oggetti e i pupazzi che hanno a disposizione, secondo una modalità che unisce narrazione e figura, una modalità che i bambini conoscono bene.

 

Il Teatro dei Cattivi Maestri si trova nella Darsena di Savona, all’interno delle Officine Solimano, spazio culturale ispirato alle realtà d'oltralpe nel quale coesistono teatro, cinema e musica, diventato in pochi anni punto di riferimento culturale e centro di aggregazione. Nel 2013 l’associazione Cattivi Maestri si è consorziata con NuovoFilmstudio, che si occupa della parte cinematografica, e Raindogs House, che si occupa di quella musicale, per gestire lo spazio comunale Officine Solimano.

I Cattivi Maestri sono attivi nel campo del teatro attraverso la produzione di spettacoli per ragazzi e adulti, l’organizzazione di stagioni e rassegne e una cospicua attività didattica per grandi e piccoli, anche in collaborazione con scuole e altri enti, confermandosi punto di riferimento nel panorama teatrale savonese.

Quanto al nome, di cui spesso viene chiesto il perché, amano dire di essere meno cattivi del previsto ma di volerlo sembrare, interpretando la cattiveria come un mezzo per affrontare, senza retorica ma con impegno, le grandi e piccole questioni della vita.


 

 



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