Domenica 14 Settembre

14:00 - Villar Focchiardo
Piazza Primo Maggio, Villar Focchiardo

Cammino - Il testamento dell’Ortolano

Cammino

Narrazione di Massimo Barbero Con la partecipazione del poeta della meraviglia Antonio Catalano Teatro degli Acerbi


Dettagli evento

Ingresso

Il testamento dell’Ortolano 
Recupero della camminata del 17 luglio 2025

La camminata, inizialmente prevista per il 17 luglio è stata rimandata a Domenica 14 settembre 2025

Narratore: Massimo Barbero​ 
Guida naturalistica: Laura Antiquario (tel. 347 600 0348)
Percorso: Villar Focchiardo (percorso ad anello)

Ritrovo: ore 14:00 presso Piazza Primo Maggio, Villar Focchiardo.
Biglietto unico: 10€ acquistabile direttamente il giorno della camminata, prenotazioni chiuse.

 

Informazioni percorso

NB: ogni partecipante dovrà essere munito di pantaloni lunghi, felpa/pile, scarpe da escursionismo o da ginnastica (no sandali o mocassini), cappellino e borraccia.

Borgate in cammino è un progetto a cui sta a cuore l'inclusività, per questo motivo le camminate presentano vari gradi di difficoltà. Alcune, in particolare, sono caratterizzate da uno sviluppo e da un dislivello contenuto proprio per venire incontro alle necessità di tutti e tutte. Tuttavia, si tratta comunque di escursioni su sentieri di montagna tali per cui è richiesta una discreta forma fisica. Nel caso in cui si abbiano delle condizioni fisiche particolari, è obbligatorio segnalarlo nelle note al momento della prenotazione, così da metterne al corrente la guida escursionistica che condurrà la camminata.

Descrizione

“…i figli finalmente scoprirono l’eredità lasciata loro dal padre, si abbracciarono ed annaffiarono l’orto con le loro lacrime”. È un monologo teatrale tratto da un racconto di Antonio Catalano, eclettico artista, il poeta della meraviglia, il cantore delle piccole cose. Il sapore è quello di una fiaba antica, ma i contenuti sono modernissimi, poiché si parla del legame di amore e cura per il Pianeta Terra, tema di grande attualità e importanza primaria.

Protagonista della storia è l’ortolano Adelmo, vissuto in quel passato prossimo in cui l’orto era fonte primaria di sostentamento famigliare. Egli ha ricevuto la terra dai suoi antenati, l’ha coltivata per tutta la vita; ha imparato dal padre, ma si è anche inventato il mestiere sperimentando ad ogni stagione, con buona pace di tradizioni e proverbi; ha guardato alle fasi lunari un po’ sì e un po’ no, perché la luna sta lassù e che ne sa lei dei fagiolini; ha maledetto la tempesta e la siccità; ha messo su famiglia e l’ha nutrita coi frutti della sua fatica. Il giorno in cui, infine, si sente vicino alla morte, si chiede che destino avrà il suo orto, nelle mani del figlio Michele.

Ricevere in eredità un pezzo di terra e attrezzi agricoli può essere gravoso. Ma se si entra per quel cancelletto sgangherato anche solo per fare pulizia, per il decoro del vicinato, si rischia di subire il fascino di quella variegata comunità di esseri viventi, che va avanti strenuamente anche nel disinteresse del novello proprietario.

L’orto può diventare così un luogo in cui specchiarsi, in cui ritrovare le vicende famigliari, in cui scoprire il legame plurimillenario tra l’umanità e la Terra, che dobbiamo tutelare come eredità comune e ancor più come fonte di vita. Insomma, l’orto è il luogo della Cura: là dove ci si prende cura della terra, e dove la terra cura il corpo e l’anima. Questo è il messaggio lanciato dall’ortolano, laborioso e bonario, filosofo e poeta a sua insaputa.

L’intimità della narrazione si adatta a un piccolo gruppo di ascoltatori, grandi e piccini, per rimanere ancora più fedeli alle atmosfere dei racconti domestici, o di un antico “cunto” in cui però si narrano le gesta non di prodi cavalieri, ma di contadini in sella alla Lambretta, di peperoni magici esplosi in cielo come fuochi d’artificio, di balli a palchetto e lune di polenta…

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