Paolo Cognetti a Borgate dal vivo

Il suo libro, Le otto montagne (Einaudi) è stato il successo editoriale del 2017. Non a caso, Paolo Cognetti ha appena vinto il Premio Strega. Un libro come il suo non poteva mancare nel programma di Borgate dal vivo. Mercoledì 9 agosto, alle 17.30, presso la Biblioteca di Torgnon, (AO), in Piazza Frutaz nella Valle del Cervino, in collaborazione con la rassegna LetterAria, Paolo Cognetti sarà con noi per uno degli eventi di punta di tutto il festival.

Il ritorno alla montagna. Un ritorno possibile, fatto di case che tornano a essere abitate, di paesi e borgate che tornano a vivere. Una montagna fedele a se stessa, ma capace di aprirsi al mondo e di essere al passo coi tempi, per garantire ai suoi abitanti un futuro sostenibile. Troppo spesso questi territori sono stati visti come un limite e non come una risorsa.

“Le otto montagne” è il libro perfetto per affrontare tutti questi argomenti, cari al festival Borgate dal vivo, così come allo stesso Paolo Cognetti.

Cognetti è stato anche uno dei primi autori ad aver aderito al progetto e uno dei testimonial della campagna di lancio di Borgate dal vivo 2017, da Cervo al Cervino, che finalmente arriva nel suo punto più a nord, proprio nella valle della montagna presa come riferimento per il nostro viaggio attraverso le Alpi.

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

La foto di Paolo Cognetti è di Roberta Roberto